pH, conducibilità e nutrienti: come trovare il giusto equilibrio
In acquaponica il pH è il risultato di un compromesso costante. Il pomodoro preferirebbe un'acqua leggermente acida, intorno a 6,0, ma i batteri del filtro e i pesci richiedono un ambiente più neutro. In pratica, l'intervallo da 6,4 a 7,5 adottato in acquaponica va bene per tutti; per i pomodori, restare nella metà bassa, tra 6,4 e 7,0, favorisce l'assimilazione di ferro e fosforo. Scendere a 6,0 come nella idroponica pura qui non è né possibile né auspicabile, perché metterebbe sotto stress i pesci.
La conducibilità offre un secondo punto di riferimento utile. In acquaponica resta nettamente più bassa che in idroponica: nello studio comparativo di Yang e Kim, l'acqua dei sistemi acquaponici coltivati a pomodoro si aggirava intorno a 0,6 mS/cm al terzo mese, mentre la soluzione idroponica veniva mantenuta a 2,0 mS/cm. Una conducibilità bassa non è quindi, da sola, un segno di carenza. Alla comparsa dei primi fiori la situazione si inverte: il fabbisogno di azoto diminuisce mentre aumenta fortemente la richiesta di potassio e fosforo, due elementi che governano l'allegagione, la pezzatura e il sapore.
Qui sta tutta la difficoltà del pomodoro in acquaponica. L'acqua dei pesci è ricca di azoto, ma spesso povera di potassio, calcio e ferro. Si corregge con apporti dosati, per esempio solfato di potassio, oppure alternando i correttori di pH per coprire anche il calcio. Un monitoraggio regolare con test dell'acqua affidabili resta indispensabile, e la guida sulla carenza di ferro vi aiuterà a formulare la diagnosi giusta di fronte a foglie giovani ingiallite con le nervature verdi.